Non é piú solo una novitá, ma ormai una realtá: i brand della moda si lanciano sull’e-commerce e lo fanno in gran stile, aprendo proprie boutique on-line e vendendo direttamente le proprie collezioni. Hugo Boss ad esempio progetta di vendere tramite il web sul mercato europeo la maggior parte delle sue collezioni. E vendere online non significa semplicemente lanciare uno shop ma costruire un universo imponente d’immagini e video per presentare le nuove collezioni, dando maggiori informazioni sul design, la produzione e il brand. Questo ambizioso progetto fa sborsare ad Hugo Boss giá un budget a sei cifre per la promozione dello shop on-line.

Hugo Boss Shop (fonte: www.dmma.de)
Anche Strenesse che ha da aperto da qualche mese un proprio e-shop, dichiara di voler puntare molto sull’e-commerce l’anno prossimo.
Altri brand del lusso come Gucci, Louis Vuitton o Prada sono sempre piú presenti nel mondo virtuale ed aumentano le quote di fatturato generate sul web.
Si tratta di attrarre nuovi target e di crescere e gli esperti dicono che specialmente nel settore fashion c’è un gran potenziale.
Gli obiettivi strategici dei brand sono molto semplici: “guadagnare in margini e stabilire una relazione diretta con i clienti”, dice Christian Gummig, titolare di targa.tv. Ma per quale ragione i produttori hanno scoperto così tardi il web come canale di distribuzione? Vengono citate diverse ragioni: la maturità del mercato, il progresso tecnologico (in particolare lo sviluppo della banda larga, che consente di espandere le possibilitá di utilizzo di mezzi promozionali – in particolare i video), e anche l’impianto di risorse interne ed infine la cognizione che dal commercio “tradizionale”non si possono più attendere delle quote di crescita tanto alte.
“Si faranno sentire degli spostamenti”, dice Renata De Pauli, della DePauli s.p.a., che gestisce tra l’altro per Strellson, Lloyd ed Olymp degli Shop online. “Questi online shop dei produttori sono degli Showroom, creati per accendere l’interesse da parte del consumatore. Alla fine ne approfitta anche il commercio “tradizionale”. Opinione non condivisa da tutti, c’é infatti chi dice che la vera competizione si svilupperà tra produttori e commercianti.




